DIABETE
Il diabete è una patologia di tipo cronico dovuta ad una disfunzione a carico dell’insulina, l’ormone secreto dal pancreas che consente l’utilizzo del glucosio come fonte di energia per l’organismo. Nel momento in cui questo meccanismo subisce un’alterazione, come accade nei pazienti diabetici, il glucosio si accumula e i suoi livelli nel sangue aumentano (iperglicemia). Esistono principalmente due tipologie di diabete. Da una parte, il diabete di tipo I, la cui genesi ha origine autoimmune; dall’altra, il diabete di tipo II, che può insorgere tipicamente in età adulta e in chi ha una familiarità (parenti diabetici) con questa patologia. Un’altra forma di diabete, meno conosciuta delle altre, è quella che colpisce le donne gravide. Si parla, in questo caso, di diabete gestazionale (DMG).
SINDROME METABOLICA
Lo sviluppo della sindrome metabolica dipende sia dalla distribuzione che dalla quantità di tessuto adiposo. L’eccesso di adiposità centrale a livello (chiamato conformazione a mela), in particolare quando si traduce in un alto rapporto vita-fianchi (che rispecchia un rapporto muscolo-massa grassa relativamente basso), aumenta il rischio. La sindrome è meno comune tra i soggetti con accumulo di grasso sottocutaneo sulle anche (conformazione a pera) e un rapporto vita-anca basso (indice di una maggiore proporzione di muscolo rispetto alla massa grassa).
L’eccesso di grasso addominale determina un eccesso di acidi grassi liberi nella vena porta, con aumento dell’accumulo lipidico nel fegato. Il grasso si accumula anche nelle cellule muscolari. Si sviluppa insulino-resistenza insieme ad iperinsulinemia. Il metabolismo del glucosio è ridotto, e si sviluppano dislipidemie e ipertensione. I livelli sierici dell’acido urico sono tipicamente elevati (aumentando il rischio di gotta) e si sviluppa uno stato protrombotico (con livelli aumentati di fibrinogeno e dell’inibitore dell’attivatore del plasminogeno di tipo I).
INSULINO-RESISTENZA
L’insulino-resistenza è una condizione che si viene a creare quando le cellule dell’organismo presentano una scarsa sensibilità all’insulina. Pertanto, il glucosio non riesce ad essere assorbito dalle stesse in risposta all’azione esercitata dall’ormone e rimane a livello ematico. Nella maggior parte dei pazienti, l’iperinsulinemia compensa l’insulino-resistenza, anche per diversi anni. Tuttavia, quando la risposta insulinica non è più adeguata alle richieste si instaura uno stato iperglicemico, che può progressivamente evolvere verso il diabete mellito di tipo 2.Le cause dell’insulino-resistenza possono essere ormonali, genetiche o farmacologiche. Alla base del problema, inoltre, ci possono essere delle malattie endocrine, quali la sindrome di Cushing, l’acromegalia ed il feocromocitoma. Spesso, in queste patologie, vengono prodotti in eccesso degli antagonisti dell’insulina (come cortisolo e glucocorticoidi), che ne diminuiscono l’azione. In alcuni casi, invece, il disturbo è di origine genetica e dipende da mutazioni che interessano i recettori dell’insulina ed alterano la via di trasduzione del segnale relativo.
L’insulino-resistenza può essere indotta, inoltre, dall’uso prolungato di alcuni tipi di farmaci, come i corticosteroidi. Anche errate abitudini, quali una dieta ipercalorica associata ad uno scarso esercizio fisico, possono predisporre a questa condizione.